A quanto ne so, sono anni che ci pensano, ma i timori, e quindi i ritardi, sono legati a una concezione del “bere un caffè” un po’ diversa da quella anglosassone. Ne parlavo con alcuni gestori di Lino’s coffee e mi assicuravano che il potenziale target di riferimento in Italia non garantisce a Starbucks un adeguato ritrono degli investimenti che sarebbe necessario mettere sul piatto.
Comunque, se decidessero per il sì, sarebbe una bella lotta per i produttori e distributori di caffè nel settore ho.re.ca.
A presto
Tutto dipende dalla variabile prezzo, il prodotto può anche affermarsi.
L’italia però offre per 1,50-2 euro cappuccino e cornetto! Starbucks deve fare quei conti e sicuramente li ha fatti… ecco perché non lo vediamo! Io personalmente quando sono all’estero una gita da starbucks la faccio… ma non mi svenerei tutti i giorni con i prezzi che ha!
Posted by: ]3lizzard - 06/03/2007 +0
Secondo me (secondo me eh!) si vede la cosa dal punto di vista sbagliato. Fin quando si valuta lo starbucks rispetto all’espresso da bancone (il discorso 2 euro caffe e cornetto di sopra) ovviamente questa catena non ha senso di essere in italia. Ma per lo starbucks l’espresso e’ un discorso marginale rispetto all’offerta dei suoi prodotti. Lo starbucks ha una strategia di vendita/marketing molto diversa al bar classico. Ultimamente dalle mie parti si stanno affermando tanti bar/caffe che offrono molto di piu’ del semplice caffe’ da bancone (bar appunto), riprendendo sicuramente la tradizione molto trascurata del caffe’ all’italiana ma anche un po’ “copiando” quello che starbucks ha saputo affermare nel mondo. Se da un lato l’offera molto ampia di questi “nuovi” bar (si va da granite, frappe’, gelati, creme fredde e calde, te’ etc etc) e’ sicuramente un pregio, dall’altro i prezzi di questi prodotti sono davvero alti; non certo allineanti con la tradizione dell’economico caffe+cornetto. Quindi se c’e’ gente (non poca) disposta a spendere TANTISSIMO per prodotti di brand qualli “eraclea” (non certo roba fresca prodotta al momento, non vedo perche’ un italiano medio non possa accettare il brand starbucks.
e poi sfatiamo un mito: l’espresso servito da starbucks e’ un normalissimo caffe’ non tanto diverso da quello che troviamo dal barista frettoloso sottocasa. Certo il prezzo e’ alto ma vale il discorso di sopra.
Avete assolutamente ragione: la variabile prezzo è importante e certo due euro per un espresso sono francamente troppi in Italia. Il commento che mi ha preceduto, poi, coglie un altro paletto fondamentale: Starbucks ormai vende un’esperienza, non soltanto un prodotto. E quest’esperienza è frutto immediato dell’economia globalizzata. Come ho scritto spesso, le bevande fredde, i prodotti da forno, i cd, i dvd, Paul McCartney che vende nei bar Starbucks in esclusiva in questi giorni il suo ultimo cd , sono tutti argomenti che portano a considerare SBUX una catena distributrice di esperienze. E poi nel prezzo è compreso l’”affitto” della poltrona di pelle e del tavolino
[…] Frappuccino è uno dei simboli della globalizzazione e lo bevono in 43 paesi del mondo, dalla Russia all’Egitto, mentre in Italia per motivi che già noi di Ginger&Tomato […]
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7 Responses to “La presenza di Starbucks nel mondo”
A quanto ne so, sono anni che ci pensano, ma i timori, e quindi i ritardi, sono legati a una concezione del “bere un caffè” un po’ diversa da quella anglosassone. Ne parlavo con alcuni gestori di Lino’s coffee e mi assicuravano che il potenziale target di riferimento in Italia non garantisce a Starbucks un adeguato ritrono degli investimenti che sarebbe necessario mettere sul piatto.
Comunque, se decidessero per il sì, sarebbe una bella lotta per i produttori e distributori di caffè nel settore ho.re.ca.
A presto
Tutto dipende dalla variabile prezzo, il prodotto può anche affermarsi.
L’italia però offre per 1,50-2 euro cappuccino e cornetto! Starbucks deve fare quei conti e sicuramente li ha fatti… ecco perché non lo vediamo! Io personalmente quando sono all’estero una gita da starbucks la faccio… ma non mi svenerei tutti i giorni con i prezzi che ha!
Secondo me (secondo me eh!) si vede la cosa dal punto di vista sbagliato. Fin quando si valuta lo starbucks rispetto all’espresso da bancone (il discorso 2 euro caffe e cornetto di sopra) ovviamente questa catena non ha senso di essere in italia. Ma per lo starbucks l’espresso e’ un discorso marginale rispetto all’offerta dei suoi prodotti. Lo starbucks ha una strategia di vendita/marketing molto diversa al bar classico. Ultimamente dalle mie parti si stanno affermando tanti bar/caffe che offrono molto di piu’ del semplice caffe’ da bancone (bar appunto), riprendendo sicuramente la tradizione molto trascurata del caffe’ all’italiana ma anche un po’ “copiando” quello che starbucks ha saputo affermare nel mondo. Se da un lato l’offera molto ampia di questi “nuovi” bar (si va da granite, frappe’, gelati, creme fredde e calde, te’ etc etc) e’ sicuramente un pregio, dall’altro i prezzi di questi prodotti sono davvero alti; non certo allineanti con la tradizione dell’economico caffe+cornetto. Quindi se c’e’ gente (non poca) disposta a spendere TANTISSIMO per prodotti di brand qualli “eraclea” (non certo roba fresca prodotta al momento, non vedo perche’ un italiano medio non possa accettare il brand starbucks.
e poi sfatiamo un mito: l’espresso servito da starbucks e’ un normalissimo caffe’ non tanto diverso da quello che troviamo dal barista frettoloso sottocasa. Certo il prezzo e’ alto ma vale il discorso di sopra.
e speriamo che prima o poi arrivi anche in italia
Avete assolutamente ragione: la variabile prezzo è importante e certo due euro per un espresso sono francamente troppi in Italia. Il commento che mi ha preceduto, poi, coglie un altro paletto fondamentale: Starbucks ormai vende un’esperienza, non soltanto un prodotto. E quest’esperienza è frutto immediato dell’economia globalizzata. Come ho scritto spesso, le bevande fredde, i prodotti da forno, i cd, i dvd, Paul McCartney che vende nei bar Starbucks in esclusiva in questi giorni il suo ultimo cd , sono tutti argomenti che portano a considerare SBUX una catena distributrice di esperienze. E poi nel prezzo è compreso l’”affitto” della poltrona di pelle e del tavolino
dio, speriamo proprio di no… che covo di globalisti! XD
Quoto qiallo!
[…] Frappuccino è uno dei simboli della globalizzazione e lo bevono in 43 paesi del mondo, dalla Russia all’Egitto, mentre in Italia per motivi che già noi di Ginger&Tomato […]
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