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Starbucks promette la perfezione

Il caffè che hai appena preso da Starbucks non ti soddisfa appieno? Il barista ha sbagliato a fartelo, ha esagerato con un ingrediente o si è mostrato particolarmente generoso con un altro? Noti il tuo Frappuccino essere diverso dal solito, non essere il massimo della bontà come dovrebbe essere? Ti pare che il Caramel Macchiato non sia venuto troppo bene e che solitamente sia meglio? Beh, cosa aspetti a farlo sapere al Barista che ti ha preparato la bevanda?
E’ questo infatti l’invito lanciato da Starbucks che i frequentatori dei locali americani hanno trovato Mercoledì scorso, non appena entrati negli stores, dopo tre ore di chiusura a causa di un tentativo di rieducare i Baristi sulle basi dell’Espresso, affisso alla parete: Your drink should be perfect, every time. If not, let us know and we’ll make it right.
La volonta del nuovo CEO di Starbucks infatti è proprio questa: ridare a Starbucks l’altà qualità e l’incredibile standard che gli hanno permesso di diventare il leader indiscusso nel settore del caffè.
Thinking about the one thing that will make the morning sun a little brighter.

Fra le fotografie scattate da un utente di Flickr, Glamhag, c’è ne è una che può anche rivelarsi un bellissimo Wallpaper per il computer di ogni Starbucks Geek. La fotografia in questione è relativa a una parete di Starbucks, e dunque il wallpaper si presenta con i motivi e le decorazioni classiche che si è abituati trovare all’interno dei suoi store. A queste, in più, si aggiunge una scritta: Thinking about the one thing that will make the morning sun a little brighter.
Tanto per saperlo, la foto è stata scattata all’interno di uno Starbucks Coffee di Londra; se non ho sbagliato a capire situato vicino al Shakespeare’s Globe Theater.
Howard Schultz torna da Starbucks

Dopo una lunga discesa che ha portato il titolo Starbucks a perdere in borsa nel corso del 2007 circa un terzo del suo valore azionario finalmente pare esserci una piccola ripresa per l’azienda, comunciata due giorni fa, l’8 Gennaio, giorno in cui l’uomo che ha fondato Starbucks, Howard Schultz, dopo essere stato assente dallo scenario per circa 8 anni, ha deciso di riprendere le redini della società ed è diventato CEO.
Howard Schultz, colui che più di chiunque altro può guidare al meglio l’azienda e, è infatti riuscito a far toccare alle azioni di Starbucks un +8% a fine giornata e un +11% all’inizio della mattina. La sua dichiarazione, non appena la notizia del suo ritorno in azienda si è diffusa, è stata la seguente:
I am enthusiastic about returning to the role of chief executive officer for the long term and excited to lead Starbucks and its dedicated partners (employees) to even greater heights of achievement on a global basis. We must address the challenges we face and we know what has to be done. Put simply, we are recommitting ourselves to what has made Starbucks and the Starbucks Experience so unique: ethically sourcing and roasting the highest quality coffee in the world; the relentless focus on the customer; the trust we have built with our people, and the entrepreneurial risk-taking, innovation and creativity that are the hallmarks of our success.
Speriamo che sia l’inizio di una ripresa.
[Via La Bottega del torchio]
Starbucks rinuncia all’Italia
Niente Starbucks in Italia. E’ questa la notizia diffusa ieri dal Financial Times, che avrebbe rivelato che Starbucks per ora non ha la minima intenzione di entrare nel nostro paese. La catena di caffè avrebbe invaso quest anno altri sei stati del mondo, portando la sua diffusione su un totale di 43 paesi. Il 2008 poteva finalmente essere l’anno in cui avrebbe fatto approdo anche da noi e, invece, pare che così non sarà.
I motivi sono molteplici, fra questi viene spiegato l’attaccamento che gli italiani mostrano verso i baristi, con i quali hanno uno stretto rapporto. La loro abitudine di recarsi sempre dallo stesso per lungo tempo, che finisce quasi per conoscerli a fondo.
Non si tratta di un problema di gusti, di offerta o di qualità, ma piuttosto di un problema di concorrenza, una concorrenza spietata che Starbucks non aveva fino ad ora trovato in nessun altro paese del mondo. Una concorrenza che offre un caffè a prezzi molto più bassi rispetto ai suoi e che, per questo motivo, avrebbe vittoria facile. E anche un problema di tempo: in Italia una tazzina viene consegnata dopo pochi secondi, da Starbucks bisogna attendere alcuni minuti; e sarebbe praticamente impossibile ridurre i tempi di attesa e velocizzare le consegne.
Howard Schultz, fondatore dell’azienda, ha dichiarato che se ancora si è tenuto fuori dall’Italia, il paese che gli ha dato l’idea per iniziare il suo business, è solo per una questione di umiltà, non perchè non rappresenti una proprità strategica, ma solo per rispetto.
Di seguito il video andato su La7 relativo alla notizia e l’articolo originale del Financial Times.
The Little Green Plug. Evitare la fuoriuscita accidentale del caffè.

Se vi è mai capitato di prendere un caffè caldo Take Away da Starbucks mentre eravate di fretta vi sarà sicuramente successo che il liquido all’interno della tazza di cartone, mentre camminate a passo felpato, fuoriesca a schizzi dall’unico buco possibile, quello da cui si beve, andando in tal modo a macchiare i vostri abiti o ustionarvi le mani. A me è accaduto molto spesso e, la cosa, non mi ha mai fatto piacere. Avevo trovato, tempo fa, un sito, The Little Green Plug, che con una soluzione geniale sembrava essere in grado di risolvere il problema: un piccolo pezzo di plastica verde da inserire nel foro per evitare quanto sopra descritto.
Di seguito, un video che mostra le differenze che ci sono fra una tazza con e una senza il Little Green Plug e quello che si va ad evitare.
Scopro solo ora che Starbucks si è posta di persona il problema (che a quanto pare pare essere più diffuso di quel che pensavo) e sta cercando in qualche modo di dargli una soluzione. Per l’occasione sta cominciando a diffondere, al momento solo in alcuni dei suoi store, degli oggetti del tutto simili a The Little Green Plug solo che, come si può immaginare, con un fascino molto maggiore per tutti gli Starbucks Fans. La soluzione di Starbucks è sempre un tappino verde, con però un cucchiaio con cui rimescolare il caffè a una estremità, quella che va ad inserirsi nella tazza, e la bellissima sirena del logo aziendale sull’altra, quella visibile.
Ottima idea, non trovate?
Gli spot di Starbucks per il Natale

Da alcune settimane sono disponibili su Starbucks.com, per la visione di chiunque lo desideri, i tre spot pubblicitari realizzati dall’azienda per il Natale, per la campagna Pass the Cheer che ogni anno, come oramai di consuetudine, viene riproposta.
Gli spot sono rispettivamente intitolato Ski Lift, Bear Hug e Window Washer. Per niente male, sono realizzati nello stesso stile dei cartelloni pubblicitari visti alcuni giorni fa.
I Gadget di Starbucks per Natale
Ieri sono andato a Lucerna, in Svizzera. Il motivo apparente era visitare una nuova città, lo scopo finale quello di andare, dopo tanto tempo, da Starbucks. Lo so, non son normale.
Ma tre ore di viaggio alla fine sono valse la pena per vedere i due Starbucks su tre della città, poter bere un Frappuccino, che da tanto tempo mi mancava, un normale caffè americano e provare una delle tre nuove bevande lanciate per il Natale, vale a dire un Crème Brulée Latte (per niente male, con un gusto particolare). Si, avete capito bene, mi son riempito di bevande, ho bevuto in un giorno tutto quello di cui per due mesi e passa mi ero dovuto privare.
Ma non è solo per le bevande che uno come me va da Starbucks. A queste si aggiungono, infatti, i numerosi Gadget, per la maggior parte tazze, che ho comprato. Due dedicate al Natale e una alla città: la classica City Mug che oramai è tradizione prendere in qualsiasi città vada che ospiti al suo interno uno Starbucks. A queste vanno sommate poi 4 tazze di cartone natalizie, rubate dal bacone sotto gli occhi del Barista (che mi ha fulminato con lo sguardo) e un CD, Stockings by the Fire, contenente la musica “On Air” nei locali durante il periodo festivo. Insomma, si è fatta razzia di ogni cosa si trovasse, con il risultato che potete vedere nella foto in alto al post.
Devo dire che è la prima volta che vado da Starbucks sotto il Natale e non avevo mai avuto l’opportunità di vedere il locale attrezzato, addobbato e preparato per le feste. Le normali tazze bianche diventano rosse, le classiche decorazioni dei sacchetti o di altri prodotti vengono sostituite da dei disegni natalizi, la musica non è più quella d’atmosfera del resto dell’anno, alle classiche bevande se ne aggiungono di nuove e assieme a tutto questo arrivano interessanti iniziative, come Pass the Cheer, di cui a grandi linee avevo parlato un anno fa.
Si, direi che è da rifare. E questa è la seconda volta che vado in Svizzera per Starbucks: la prima, a inizio estate, ero andato a Zurigo.
P.S. Ancora non ho capito cosa sia lo Starbucks Bookdrive della foto sopra. Mi documenterò.
Starbucks, la magia del caffè è finita
Quattro sono più o meno le segnalazioni che ho ricevuto oggi relative ad un articolo uscito su Corriere Economia, che parla della crisi di Starbucks, che in un anno ha perso 1/3 del suo valore azionario. Lo ripubblico di seguito.
Starbucks in crisi? Come si può pronunciare la parola crisi per questo «impero del caffè» passato in vent’anni da zero a 14 mila negozi sparsi in 43 Paesi? Nell’ultimo anno Starbucks ha aperto oltre 2.500 locali e, anche se nell’ultimo trimestre ha registrato per la prima volta una «crescita zero» del giro d’affari in molti dei suoi esercizi, vuole tuttora arrivare ad avere 40 mila punti vendita, scavalcando anche McDonald’s che, con 30 mila fast food, è il gigante mondiale della distribuzione alimentare. Eppure nell’America dei superprofitti basta una piccola battuta d’arresto per trasformare una marcia trionfale in una «via crucis».
PERSO UN TERZO - Se ne sta accorgendo Howard Schultz, un entusiasta dell’espresso all’italiana che, dopo aver vagabondato tra i bar di Milano, all’inizio degli anni Ottanta decise di provare a catturare la loro atmosfera, trasferendola in una catena industriale di caffetterie che da Seattle si sono diffuse in tutta l’America e poi in tutto il mondo, da Parigi alla Cina, al Brasile (ma non nel nostro Paese, nel timore di un rifiuto dell’imitazione «made in Usa» del suo modello). Locali pensati non solo come il luogo nel quale gustare un caffè di qualità, ma anche come un salotto con sedie e tavolini che si alternano alle poltrone: il posto giusto per incontrare un amico, fare nuove conoscenze, appartarsi a leggere un libro, collegare il proprio computer a Internet. Dall’inizio del 2007 in Borsa l’azione Starbucks ha perso un terzo del suo valore nonostante che la società continui a macinare profitti e che il fatturato complessivo, grazie ai nuovi negozi, sia cresciuto anche quest’anno del 20%. La settimana scorsa è bastato che la società modificasse leggermente le sue previsioni per il 2008 - i profitti cresceranno del 21% invece del previsto 22 - e annunciasse che l’anno prossimo verranno aperti 2.500 nuovi esercizi invece dei 2.600 programmati, per procurare un crollo del titolo del 9%.
FINITA LA MAGIA - La spiegazione è semplice: Starbucks non è in crisi, ma non è più percepita come la compagnia «magica» capace di una crescita senza fine, la società il cui valore è aumentato di 50 volte dal 1992 (anno della quotazione a Wall Street) al 2006. La fine del miracolo può avere conseguenze imprevedibili. È stata, infatti, proprio la magia della formula Starbucks a consentire a una catena di bar di diventare un luogo trendy di massa, l’approdo del «lusso possibile » - pagare tre o quattro dollari, il doppio rispetto agli altri locali, per un caffè migliore, servito in un ambiente più confortevole - e, alla fine, addirittura uno stile. Da Starbucks si va per consumare bevande e snacks o per spezzare la giornata in un’«isola» pensata da Schultz come un «terzo luogo», tra l’abitazione e il posto dove si lavora. Ma in questi negozi si possono acquistare anche cd musicali, libri e film in dvd: una piccolissima selezione di titoli scelti dalla compagnia tra le «compilation » più suggestive, gli autori più amati dai giovani, le pellicole più impegnate. Un altro straordinario successo: un disco di Ray Charles è stato venduto in ben 5,5 milioni di esemplari, ma anche artisti come Paul McCartney e i Rolling Stones usano Starbucks come canale di distribuzione preferenziale delle loro registrazioni.
ALLARME - Mentre i sociologi hanno cominciato a denunciare il rischio di una «starbuckizzazione» della cultura americana, Schultz ha dovuto prendere atto che il miracolo di una catena che continua a crescere a ritmi vertiginosi mantenendo nei suoi locali un’atmosfera confidenziale, intima, da bar artigianale, non poteva essere ripetuto all’infinito. È stato lui il primo, nella primavera scorsa, a suonare l’allarme con una circolare interna (misteriosamente finita sui giornali) nella quale l’imprenditore avverte che i locali di Starbucks stanno perdendo il loro fascino, i loro caratteri distintivi. Chi ci entra non sente più l’aroma del caffè perché la vecchia procedura di preparazione - il caffè macinato e poi trasferito nelle macchine azionate a mano - è stata sostituito da un processo - tanto efficiente quanto asettico - basato su macchine totalmente automatiche: 23 secondi risparmiati nella preparazione di ogni bevanda e niente più aroma di caffè. Con le altre catene della ristorazione - da McDonald’s a Dunkin’ Donuts - che hanno scoperto di poter fare molti soldi aggiungendo al loro menù anche un caffè di qualità, Schultz ha dato un compito quasi impossibile ai manager della società. Tornare allo spirito originario di Starbucks, magari anche percorrendo a ritroso la strada dell’automazione, senza per questo rinunciare all’obiettivo di triplicare il giro d’affari nei prossimi 5-6 anni.
La risposta di Starbucks alla domanda “Perchè non anche in Italia?”
Oggi sono finito, per mezzo di un post pubblicato sul blog Cultural Moments, su un articolo relativo a Starbucks di un altro blog, Big Brother Blog. L’autore afferma che, dopo aver passato lungo tempo in Inghilterra ed essersi innamorato dei Coffee Shop della sirena, ha provato a contattare l’azienda e a chiedergli se non hanno intenzione (e in tal caso perchè) di aprirne un po’ anche nel nostro Paese.
La risposta dell’azienda è stata chiara: hanno bisogno di una società italiana che gestisca tutti gli Starbucks sul territorio nazionale. E questo già, noi, lo sapevamo. Infatti Starbucks non ha mai dato in mano a singoli privati la gestione di un negozio ma sempre a grandi società, che si accorpassero la gestione di un centinaio o più di Coffee Shop.
Di seguito, comunque, la mail inviata da Alessandro e, subito dopo, la risposta di Starbucks.
After have spent a lot of time in UK in London I am very interesting to start a new business: Starbucks in Italy. Cause here there are a lot of people between Milano and Rome wich wants to spent ”Starbucks Time”. Italy is ready for starbucks! Wireless internet, 30 min Cappucino, no more ”Fast and Furious” cafe, Books to read in relax, Books to write in relax too,students meeting or just spent little time to see people walking down the street. Starbucks could be change the way of life in principals italian City. How? Easy, in a Starbucks Way. Ok If u will not accept my idea I will do it By myself: ”Willy’s way”.
Thank you for your email. We are interested in the Italian market. However, at this time we do not have a specific timetable for entry. When Starbucks enters new countries, we generally do so through a joint venture with a leading retail company who then maintains responsibility for opening and operating all Starbucks stores throughout the country. In order to maintain consistency and quality across so many stores, we do not offer individual franchises. I will be pleased to answer any other questions you might have. Thank you again for contacting us. Regards, Edna Sawyer international business development Starbucks Coffee International
Buon Compleanno Starbucks Geek
Esattamente un anno fa, il 29 Ottobre 2006, nasceva questo blog, con un semplice articolo: Hello, World!
Mi ricordo bene che lo creai alcuni mesi dopo aver scritto, sul mio blog personale, un post intitolato Ecco svelato perchè Starbucks non c’è in Italia e, sia perchè ottenne un discreto successo, sia perchè l’argomento a parer mio meritava di essere approfondito, sia perchè adoravo (e continuo ad adorare) Starbucks, decisi di dedicare un intero blog nel quale consumare questa mia mania.
A un anno di distanza posso dire di ritenermi soddisfatto. Il blog non è di certo fra i più aggiornati (in termini di quantità/tempo ne passo molto di più su Mac Blog), ma dopotutto non è che ci si possano fare molti post riguardo una multinazionale del caffè. In totale, nel giro di un anno, sono stati 60.
Insomma, se avete seguito Starbucks Geek nel corso di quest’anno e vi è piaciuto mi auguro continuate a seguirlo perchè, statene certi, qui si continuerà a bloggare a lungo ;-P

![Starbucks Coffee Xmas Gadget [Lucerna 2007]](http://farm3.static.flickr.com/2104/2096364276_3bb6bb9683.jpg)
![Starbucks [Lucerna 2007]](http://farm3.static.flickr.com/2157/2095581591_b800035844_b.jpg)


