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Distributore automatico di caffè Starbucks
With a simple swipe of a payment card (or with cash), a high-quality, hot latte or hot cocoa is served up in a ready-to-drink package in less than a minute. Utilizing proprietary packaging, each hot beverage will come in a convenient 9-fluid-ounce recyclable steel can with an insulating label, designed to keep the beverage warm, enjoyable, and still comfortable to the touch

Starbucks sta pensando di mettere, in un futuro, in quei posti in cui gli sarebbe difficoltoso aprire un vero e proprio locale, come nelle università o in alcune stazioni ferroviarie, dei distributori automatici che permettano di ricevere, in meno di un minuto, alcune delle bevande calde fornite nei normali Starbucks Store, quali Caffe Latte, Vanilla Latte, Caffe Mocha, Caffe Mocha Light, e Hot Cocoa.
L’idea non sembra male, anche se di certo avere un distributore automatico sotto casa non è la stessa cosa che entrare in un Bar Starbucks vero e proprio…
Starbucks? Un identità
Starbucks didn’t introduce coffee and didn’t even introduce good coffee.
But it did turn coffee into an identity.
In recent years, the chain has diversified by selling books, CDs and newspapers, marketing films and providing wireless internet access and music downloads.
Starbucks is emerging as a self-appointed culture guru.
Ecco cosa è Starbucks.
Ecco perchè io sono convinto che anche da noi, in Italia, se ben presentato, funzionerebbe.
Starbucks può essere visto come la rivisitazione di quei bar del 18 secolo, in cui la gente si trovava e leggeva i giornali, parlava e discuteva.
Negli ultimi anni Starbucks ha differenziato la sua attività staccandosi dalla normale casa “produttrice” di caffè e occupandosi della promozione e della vendita di altri prodotti, come musica, libri e fornendo accesso Wireless a tutti i suoi clienti.
Come osserva il giornale The Guardian: Starbucks non vende solo caffè, ma è una vera e propria identià, vende LifeStyle.
[Via Guardian | Indipendente online]
Perchè Starbucks non è presente in Italia

Introduzione
Quando Howard Schultz è diventato presidente di Starbucks questa non contava che la vendita di pochi caffè e una dozzina di store in giro negli Stati Uniti.
Meno di venti anni dopo però Strabucks è diventato un dei brand più famosi dell’America, esso infatti conta più di 12,000 store sparsi nel mondo, 140,000 impiegati e un capitale di circa 27 milioni di dollari.
Considerando il grosso successo ottenuto dall’azienda e il fatto che questa sia oramai presente in quasi tutti i paesi del mondo una domanda sorge spontanea: Perchè non anche in Italia?
La cultura italiana del caffè
Il vero punto di svolta di Starbucks avvenne quando Howard Schultz visitò l’Italia verso la metà degli anni 80.
Egli infatti rimase molto meravigliato dell’atmosfera che trovò in molti bar: persone che parlavano fra loro come se fossero stretti amici e baristi che preparavano una tazza di caffè con il sorriso stampato sulla faccia.
Schultz ha subito compreso che l’idea avrebbe avuto successo anche negli Stati Uniti, se fosse riuscito a esportarla.
Il modello di Starbucks ha dunque certamente assorbito alcune caratteristiche della tradizione Italiana del caffè ma è stato basato sulla società americana. Dunque malgrado l’ispirazione sulla cultura Italiana è molto probabile che questo modello non funzionerebbe anche in Italia.
L’esperienza del caffè in Italia è molto più personale e intima di quella che può offrire un qualsiasi Starbucks Store.
Pensate anche solo alle tazze di plastica, gli italiani di sicuro non le gradirebbero.
Perchè? Perchè non prendono nemmeno in considerazione la possibilità di portare il caffè fuori dal bar e berlo mentre stanno guidando o camminando.
Perchè Starbucks rischia la sua immagine?
Se fosse veramente solo per questo, perchè Mc Donald’s e Burger King, due grandissime catene di Fast Food, non sono fallite e hanno ottenuto un discreto successo anche nel nostro paese?
Starbucks forse potrebbe entrare nel mercato italiano attraverso una nuova strategia, dimostrando che i suoi prodotti, il suo caffè, sono buoni almeno quanto quelli italiani.
C’è una semplice ragione per cui Starbucks non fa questo: le possibilità di avere successo sono molto minori di quelle di fallire e in questo caso non solo l’azienda perderebbe molti soldi ma il suo marchio ne uscirebbe fortemente compromesso, la sua immagine sarebbe danneggiata.
Il businnes si Starbucks è stato ispirato dalla tradizione italiana.
Starbucks ha successo non solo perchè vende dell’ottimo caffè ma perchè aggiunge a questo un’esperienza affascinante.
Quando prendete del caffè da Starbucks non prendete una semplice bevanda ma un po’ di Firenze, un po’ di Roma, ….
Ora, immaginate cosa succederebbe se la gente leggesse sul giornale che Starbucks sta avendo difficoltà a vendere il suo caffè in Italia, paese che l’ha ispirata…
Conclusione
La decisione di Starbucks di rimanere fuori dal maercato italiano potrebbe essere considerata corretta per il marchio e il prestigio dell’azienda che, in caso di fallimento, sarebbe di gran lunga compromesso.
[Via Innovation Zen]
Fonbucks [Fon + Starbucks]

Fonbucks è un interessante iniziativa lanciata da Fon che prevedere di regalare a tutti coloro che abitano sopra un negozio Starbucks una fonera a patto che questi la attacchino e inizino a condividere la propria banda, in modo che essa sia usufruibile anche dai frequentatori del negozio Starbucks nei pressi dell’abitazione.
Nonostante il fatto che in quasi tutti i bar Starbucks vi sia una copertura wifi, per il motivo che molti avventatori desiderano connettersi a internet tramite il loro latop mentre si godono la bevanda, l’iniziativa potrebbe aver successo per il motivo che Fon è molto più economico e conveniente rispetto a TMobile (che attualmente si occupa di fornire il Wi-Fi negli Starbucks), che se non sbaglio costa 10 dollari contro i due giornalieri di Fon.
Niente Starbucks nella città proibita!

Non a tutti piace Starbucks, un esempio sono gli abitanti della città di Pechino che sono fortemente intenzionati a voler la chiusura dello Starbucks Coffee presente da un po’ di tempo all’interno della città proibita di Pechino.
Sembra infatti che più di mezzo milione di cinesi abbiamo sottoscritto online una petizione per vedere questo Starbucks Coffe, radicato all’interno dell’ex palazzo imperiale, chiuso.
Rui Chenggang, presentatore cinese, ha affermato che la presenza di un tale store in quel logo non è simbolo di favoreggiamento da parte della Cina alla globalizzazione ma semplicemente e brutalmente al calpestamento della cultura cinese.
Starbucks nel frattempo sta cercando di trovare, insieme al museo, entro Giugno una soluzione per risolvere il problema.
Ricette per preparare uno Starbucks Coffee

Forse non tutti lo sanno, anzi, secondo me lo sanno ben in pochi, ma dal sito di Starbucks, precisamente a questa pagina, è possibile provare a ricreare il Caramel Macchiato, il Frappuccino e qualsiasi altra bevanda dello store scaricando, stampando (in un comodo formato) o limitandosi a leggere le numerose ricette presenti online che spiegano nel dettaglio come realizzare delle bevande molto simili a quelle originali fornite negli store.
Ricordatevi che, però, vi occorrono gli ingredienti giusti che, in questo caso, sono quelli che si possono acquistare in ogni Starbucks Store, vale a dire i chicchi di caffè, il barattolo di caramello, etc.
E poi diciamocelo, non è proprio la stessa cosa berlo in casa propria che gustarselo nella tazza di cartone o di ceramica del locale, seduto su uno dei loro tavolini, con la musica Jazz di Starbucks Hearmusic in sottofondo.
Già, è un po’ differente….

Starbucks in Italia
Stando a quanto riportato dal blog Kir’ Shara (il quale, a sua volta, ha appreso la notizia da radio 102.5) nel corso del 2007 Starbucks avrebbe intenzione di diffondersi a macchia d’olio all’interno del nostro paese, in Italia.
Non so voi ma penso proprio che nonostante lo scetticismo iniziale di molti l’azienda potrebbe avere un futuro anche qui, in Italia, dopotutto se non piace il caffè lungo o americano si può sempre ripiegare sulle tante alternative offerte, quali Caramel Macchiato, Frappuccino, etc. etc.
Speriamo che la notizia non sia falsa….
Lavorando da Starbucks…
[Via Starbucks Coffee Flickr Pool]
Starbucks [Radio Deejay]
[odeo=http://odeo.com/audio/2537993/view]
Interessante estratto audio di una puntata di Radio Deejay, risalente a una data sconosciuta, durante la quale si parla di Starbucks, in particolare ci si chiede perchè qui in Italia non ci sia e si parla di Winter, un uomo che ha girato circa 5874 Starbucks Store nel Nord America e 409 in tutti i restanti stati.

Link alla versione video | Link alla versione audio | File MP3
Perchè Starbucks non c’è in Italia?
Un fan di Starbucks come me, che ogni volta che va in una grande città deve comprare la City Mug ad essa dedicata, non puo’ non domandarsi perchè qui da noi, in Italia, la grande multinazionale con più di 5000 shop aperti in giro per il mondo non sia ancora arrivata.
A questa domanda, sembra dare una risposta, seppur in minima parte, un articolo pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, intitolato E’ il libero mercato a fare il caffè vincente.
Nella prima colonna e mezza dell’articolo si parla di economia in generale: quindi evitate di leggerla; io ci ho impiegato 30 minuti e ne sono uscito con un neurone stecchito e con la stessa conoscenza di prima.
Passate subito a dove si inizia a leggere la parolina magica Starbucks e si analizza perchè, in questo “paese”, non sia ancora arrivato: prima di tutto (secondo l’analista) il prezzo del caffè della grande catena è un furto: 2,50 euro ma, alla gente di New York, Londra, Tokyo non interessa il costo bensì che il coffee shop sia quello più vicino a loro quando, per esempio, scendono dal treno.
Quindi, secondo l’economista, il businness di Starbucks non è tanto il prodotto, ma il luogo nel quale il negozio è situato e, dunque (arrivando al succo del discorso) in Italia non avrebbe mercato perchè ci sono dozzine di bar a ogni angolo che offrono caffè ad un prezzo minore.
Infine, l’articolo, conclude dicendo che Starbucks non ha alcun interesse a venire in Italia non perchè il nostro caffè sia più buono (a me non piace), non perchè l’ambiente dei nostri bar sia meglio (è di sicuro più gradevole quello di Starbucks, e non sono io a dirlo, ma lo scrittore dell’articolo) ma perchè non c’è la stessa scarsità di offerta che c’era nelle altri città quando Starbucks è arrivato.
[Via Blog di un Blogger]



