Archives for the 'Varie' Category
Gioielli alla caffeina

Etsy è un sito che permette a tutti coloro che sono abili manualmente di mettere in vendita gli oggetti da loro creati, Homemade. Ebbene fra i tanti gadget online alla ricerca caffeina, oltre le classiche spille e altre robe banali e per nulla originali, ho trovato dei gioielli, ovvero una collana e degli orecchini, basati sulla molecola della nostra amata sostanza, una molecola che già altra volte abbiamo visto stampata e riprodotta su molti altri gadget, come per esempio una maglietta del celebre Think Geek.
Se amate il caffè, e se vi trovate fra queste pagine dovreste, siete donne, questa collana e gli orecchini dovrebbero piacervi. I primi sono in vendita a una cifra che si aggira sugli 80 dollari, gli altri sui 40.
Howard Schultz torna da Starbucks

Dopo una lunga discesa che ha portato il titolo Starbucks a perdere in borsa nel corso del 2007 circa un terzo del suo valore azionario finalmente pare esserci una piccola ripresa per l’azienda, comunciata due giorni fa, l’8 Gennaio, giorno in cui l’uomo che ha fondato Starbucks, Howard Schultz, dopo essere stato assente dallo scenario per circa 8 anni, ha deciso di riprendere le redini della società ed è diventato CEO.
Howard Schultz, colui che più di chiunque altro può guidare al meglio l’azienda e, è infatti riuscito a far toccare alle azioni di Starbucks un +8% a fine giornata e un +11% all’inizio della mattina. La sua dichiarazione, non appena la notizia del suo ritorno in azienda si è diffusa, è stata la seguente:
I am enthusiastic about returning to the role of chief executive officer for the long term and excited to lead Starbucks and its dedicated partners (employees) to even greater heights of achievement on a global basis. We must address the challenges we face and we know what has to be done. Put simply, we are recommitting ourselves to what has made Starbucks and the Starbucks Experience so unique: ethically sourcing and roasting the highest quality coffee in the world; the relentless focus on the customer; the trust we have built with our people, and the entrepreneurial risk-taking, innovation and creativity that are the hallmarks of our success.
Speriamo che sia l’inizio di una ripresa.
[Via La Bottega del torchio]
Starbucks rinuncia all’Italia
Niente Starbucks in Italia. E’ questa la notizia diffusa ieri dal Financial Times, che avrebbe rivelato che Starbucks per ora non ha la minima intenzione di entrare nel nostro paese. La catena di caffè avrebbe invaso quest anno altri sei stati del mondo, portando la sua diffusione su un totale di 43 paesi. Il 2008 poteva finalmente essere l’anno in cui avrebbe fatto approdo anche da noi e, invece, pare che così non sarà.
I motivi sono molteplici, fra questi viene spiegato l’attaccamento che gli italiani mostrano verso i baristi, con i quali hanno uno stretto rapporto. La loro abitudine di recarsi sempre dallo stesso per lungo tempo, che finisce quasi per conoscerli a fondo.
Non si tratta di un problema di gusti, di offerta o di qualità, ma piuttosto di un problema di concorrenza, una concorrenza spietata che Starbucks non aveva fino ad ora trovato in nessun altro paese del mondo. Una concorrenza che offre un caffè a prezzi molto più bassi rispetto ai suoi e che, per questo motivo, avrebbe vittoria facile. E anche un problema di tempo: in Italia una tazzina viene consegnata dopo pochi secondi, da Starbucks bisogna attendere alcuni minuti; e sarebbe praticamente impossibile ridurre i tempi di attesa e velocizzare le consegne.
Howard Schultz, fondatore dell’azienda, ha dichiarato che se ancora si è tenuto fuori dall’Italia, il paese che gli ha dato l’idea per iniziare il suo business, è solo per una questione di umiltà, non perchè non rappresenti una proprità strategica, ma solo per rispetto.
Di seguito il video andato su La7 relativo alla notizia e l’articolo originale del Financial Times.
The Little Green Plug. Evitare la fuoriuscita accidentale del caffè.

Se vi è mai capitato di prendere un caffè caldo Take Away da Starbucks mentre eravate di fretta vi sarà sicuramente successo che il liquido all’interno della tazza di cartone, mentre camminate a passo felpato, fuoriesca a schizzi dall’unico buco possibile, quello da cui si beve, andando in tal modo a macchiare i vostri abiti o ustionarvi le mani. A me è accaduto molto spesso e, la cosa, non mi ha mai fatto piacere. Avevo trovato, tempo fa, un sito, The Little Green Plug, che con una soluzione geniale sembrava essere in grado di risolvere il problema: un piccolo pezzo di plastica verde da inserire nel foro per evitare quanto sopra descritto.
Di seguito, un video che mostra le differenze che ci sono fra una tazza con e una senza il Little Green Plug e quello che si va ad evitare.
Scopro solo ora che Starbucks si è posta di persona il problema (che a quanto pare pare essere più diffuso di quel che pensavo) e sta cercando in qualche modo di dargli una soluzione. Per l’occasione sta cominciando a diffondere, al momento solo in alcuni dei suoi store, degli oggetti del tutto simili a The Little Green Plug solo che, come si può immaginare, con un fascino molto maggiore per tutti gli Starbucks Fans. La soluzione di Starbucks è sempre un tappino verde, con però un cucchiaio con cui rimescolare il caffè a una estremità, quella che va ad inserirsi nella tazza, e la bellissima sirena del logo aziendale sull’altra, quella visibile.
Ottima idea, non trovate?
Gli spot di Starbucks per il Natale

Da alcune settimane sono disponibili su Starbucks.com, per la visione di chiunque lo desideri, i tre spot pubblicitari realizzati dall’azienda per il Natale, per la campagna Pass the Cheer che ogni anno, come oramai di consuetudine, viene riproposta.
Gli spot sono rispettivamente intitolato Ski Lift, Bear Hug e Window Washer. Per niente male, sono realizzati nello stesso stile dei cartelloni pubblicitari visti alcuni giorni fa.
Non solo tazze
Starbucks per Natale non si è limitata a realizzare solo delle tazze speciali: ecco infatti i Globe Ornament che si possono trovare in vendita in alcuni dei suoi stores. Mica brutti, sigh: mi mancano ![]()
“Pass the Cheer” Subway Ads

Starbucks ha lanciato per queste feste la campagna pubblicitaria Pass the Cheer. Oltre a spot pubblicitari, siti web e iniziative di vario genere sono stati affissi in giro per alcune città degli USA dei cartelloni pubblicitari relativi alla campagna.
Sham Rock, utente di Flickr, ha caricato su internet un intero set di fotografie scattate in una metropolitana di New York, completamente tappezzata di questi cartelloni. Vi consiglio di vederle, se volete farvi un’idea in cosa consista e quale sia il messaggio degli spot.
La galleria fotografica è molto bella, le foto ben fatte. Si, direi che è ottima come pubblicità, in perfetto stile Starbucks: i disegni dei personaggi, le ambientazioni e le bevande sono tutte realizzate in quella maniera, con quello stile dei disegni che solitamente incontriamo nei bar dell’azienda.
I motivi stessi sono quelli che attualmente, da alcune settimane fino alla fine delle feste, è possibile ritrovare sui sacchetti e sulle decorazioni dei suoi store.

Britney Spears bannata dagli Starbucks?
Pare che a Starbucks stiano pensando di vietare l’ingresso nei vari coffee store a Britney Spears, amante di Starbucks e soprattutto del Frappuccino, per il caos che si viene a formare quando accede a uno di questi. L’inconveniente di fatto causa un grosso disordine che pare non dar fastidio solo ai baristi, ma anche ai frequentatori del locale.
Un esempio di quanto detto sopra lo può dare il video seguente, nel quale Britney ordina la sua bevanda preferita: il Grande Vanilla Frappuccino
Update (13/12): Dai quartieri ufficiale di Starbucks, situati a Seattle, giunge una smentita di quanto detto sopra: Britney Spears potrà entrare ancora quante volte vuole negli Starbucks. Resta comunque il problema dei fotografi e delle telecamere che riempiono il locale quando arriva: secondo la Policy di Starbucks non è possibile fare foto all’interno dei suoi shop.
We try to create a welcoming environment and experience for all of our customers, for anybody who comes into our store to have a cup of coffee and to take some time from their busy lives to relax, we try to maintain the integrity of that experience.
[Via TOB]
Starbucks Card personalizzate

La Starbucks Card è una carta prepagata (che si ricarica presso i vari Starbucks Store) che permette a tutti coloro che la possiedono di effettuare acquisti presso gli Starbucks senza dover utilizzare del denaro. Ancora, se devo essere sincero, non ne ho capito a fondo l’utilità: di fatto possedendola non si usufruisce di nessuno sconto o di nessuna convenzione particolare ma anche io stesso, questa estate, mentre ero due settimane a Edimburgo, ne ho fatta una. Il motivo? La volevo tenere per il design, per la decorazione.
Infatti ogni tot mesi Starbucks rinnova questa card e ne rilascia una nuova, con un nuovo design stampato sul retro. Ora, da poco tempo, è disponibile sul suo sito una nuova ed interessante iniziativa, Customize a Starbucks Card: a fianco delle normali carte prestampate se ne affiancano di nuove, disegnate e personalizzate dai possessori.
Dalla pagina dedicata all’iniziativa è dunque possibile realizzare una Starbucks card personale, con un proprio messaggio stampato sul davanti, con se stessi realizzati in versione Starbucks o ancora con esplicitata la propria bevanda preferita e customizzata (come ben sappiamo infatti da Starbucks si può avere la bevanda come la si desidera, adattata ai propri gusti). Insomma, sarà possibile intervenire su ogni aspetto in modo rendere la propria card personale e originale.


Starbucks, la magia del caffè è finita
Quattro sono più o meno le segnalazioni che ho ricevuto oggi relative ad un articolo uscito su Corriere Economia, che parla della crisi di Starbucks, che in un anno ha perso 1/3 del suo valore azionario. Lo ripubblico di seguito.
Starbucks in crisi? Come si può pronunciare la parola crisi per questo «impero del caffè» passato in vent’anni da zero a 14 mila negozi sparsi in 43 Paesi? Nell’ultimo anno Starbucks ha aperto oltre 2.500 locali e, anche se nell’ultimo trimestre ha registrato per la prima volta una «crescita zero» del giro d’affari in molti dei suoi esercizi, vuole tuttora arrivare ad avere 40 mila punti vendita, scavalcando anche McDonald’s che, con 30 mila fast food, è il gigante mondiale della distribuzione alimentare. Eppure nell’America dei superprofitti basta una piccola battuta d’arresto per trasformare una marcia trionfale in una «via crucis».
PERSO UN TERZO - Se ne sta accorgendo Howard Schultz, un entusiasta dell’espresso all’italiana che, dopo aver vagabondato tra i bar di Milano, all’inizio degli anni Ottanta decise di provare a catturare la loro atmosfera, trasferendola in una catena industriale di caffetterie che da Seattle si sono diffuse in tutta l’America e poi in tutto il mondo, da Parigi alla Cina, al Brasile (ma non nel nostro Paese, nel timore di un rifiuto dell’imitazione «made in Usa» del suo modello). Locali pensati non solo come il luogo nel quale gustare un caffè di qualità, ma anche come un salotto con sedie e tavolini che si alternano alle poltrone: il posto giusto per incontrare un amico, fare nuove conoscenze, appartarsi a leggere un libro, collegare il proprio computer a Internet. Dall’inizio del 2007 in Borsa l’azione Starbucks ha perso un terzo del suo valore nonostante che la società continui a macinare profitti e che il fatturato complessivo, grazie ai nuovi negozi, sia cresciuto anche quest’anno del 20%. La settimana scorsa è bastato che la società modificasse leggermente le sue previsioni per il 2008 - i profitti cresceranno del 21% invece del previsto 22 - e annunciasse che l’anno prossimo verranno aperti 2.500 nuovi esercizi invece dei 2.600 programmati, per procurare un crollo del titolo del 9%.
FINITA LA MAGIA - La spiegazione è semplice: Starbucks non è in crisi, ma non è più percepita come la compagnia «magica» capace di una crescita senza fine, la società il cui valore è aumentato di 50 volte dal 1992 (anno della quotazione a Wall Street) al 2006. La fine del miracolo può avere conseguenze imprevedibili. È stata, infatti, proprio la magia della formula Starbucks a consentire a una catena di bar di diventare un luogo trendy di massa, l’approdo del «lusso possibile » - pagare tre o quattro dollari, il doppio rispetto agli altri locali, per un caffè migliore, servito in un ambiente più confortevole - e, alla fine, addirittura uno stile. Da Starbucks si va per consumare bevande e snacks o per spezzare la giornata in un’«isola» pensata da Schultz come un «terzo luogo», tra l’abitazione e il posto dove si lavora. Ma in questi negozi si possono acquistare anche cd musicali, libri e film in dvd: una piccolissima selezione di titoli scelti dalla compagnia tra le «compilation » più suggestive, gli autori più amati dai giovani, le pellicole più impegnate. Un altro straordinario successo: un disco di Ray Charles è stato venduto in ben 5,5 milioni di esemplari, ma anche artisti come Paul McCartney e i Rolling Stones usano Starbucks come canale di distribuzione preferenziale delle loro registrazioni.
ALLARME - Mentre i sociologi hanno cominciato a denunciare il rischio di una «starbuckizzazione» della cultura americana, Schultz ha dovuto prendere atto che il miracolo di una catena che continua a crescere a ritmi vertiginosi mantenendo nei suoi locali un’atmosfera confidenziale, intima, da bar artigianale, non poteva essere ripetuto all’infinito. È stato lui il primo, nella primavera scorsa, a suonare l’allarme con una circolare interna (misteriosamente finita sui giornali) nella quale l’imprenditore avverte che i locali di Starbucks stanno perdendo il loro fascino, i loro caratteri distintivi. Chi ci entra non sente più l’aroma del caffè perché la vecchia procedura di preparazione - il caffè macinato e poi trasferito nelle macchine azionate a mano - è stata sostituito da un processo - tanto efficiente quanto asettico - basato su macchine totalmente automatiche: 23 secondi risparmiati nella preparazione di ogni bevanda e niente più aroma di caffè. Con le altre catene della ristorazione - da McDonald’s a Dunkin’ Donuts - che hanno scoperto di poter fare molti soldi aggiungendo al loro menù anche un caffè di qualità, Schultz ha dato un compito quasi impossibile ai manager della società. Tornare allo spirito originario di Starbucks, magari anche percorrendo a ritroso la strada dell’automazione, senza per questo rinunciare all’obiettivo di triplicare il giro d’affari nei prossimi 5-6 anni.



